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La classe: Da Vicino Nessuno è Normale (9)

location_onLiceo Marcantonio Flaminio, Viale Dante Alighieri, 6, 31029 Vittorio Veneto TV, Italia
personCreata da admin BenessereDiMarca
La classe: Da Vicino Nessuno è Normale (9)
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Info

In occasione di un recente progetto di formazione scuola-lavoro, la nostra classe ha avuto l'opportunità di confrontarsi con diverse professioniste del settore medico-sociale.

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Delle psicologhe, un’educatrice e una psichiatra,hanno tenuto un incontro incentrato sulla salute mentale tra giovani e adulti.Si sono presentate e poi ci hanno mostrato il manuale attraverso il quale formulano le diagnosi di ogni paziente. Hanno poi iniziato a presentare un PowerPoint molto chiaro che ha catturato subito la nostra attenzione, portandoci a riflettere su dinamiche che ci toccano da vicino molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.

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​Il punto di partenza dell'incontro è stato proprio il concetto di benessere, che non significa semplicemente "assenza di malattie", ma uno stato di equilibrio complessivo che permette a una persona di vivere serenamente la propria quotidianità, le relazioni e lo studio. Attraverso le slide ci hanno illustrato un concetto che mi ha molto colpito: la "soglia di resistenza".

​Ognuno di noi ha una propria capacità di sopportare lo stress, i traumi, le delusioni o le pressioni esterne (come quelle scolastiche o familiari). Finché gli eventi della vita rimangono sotto questa soglia riusciamo a gestirli, magari con un po' di fatica, ma autonomamente. Il problema sorge quando gli stimoli negativi accumulati superano questa linea di tolleranza. È proprio in quel momento che la resistenza si rompe e possono manifestarsi i primi segnali di un disturbo psicologico o psichico, sia negli adolescenti che negli adulti. Ci hanno spiegato che non c'è nulla di cui vergognarsi e che superare la soglia fa parte della vulnerabilità umana,chiedere aiuto in quel momento è un atto di grande intelligenza, non di debolezza, anche se molti ancora non lo capiscono.

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​Un capitolo molto intenso della discussione ha riguardato il ruolo della famiglia e dei genitori quando un adolescente inizia a stare male. I professionisti ci hanno mostrato la realtà dei fatti descrivendoci i due possibili scenari.​

Da un lato ci sono situazioni in cui i genitori sono liberi da pregiudizi e vogliono solo il meglio per il proprio figlio. Se la scuola o il ragazzo stesso segnalano un problema, questi genitori non esitano a muoversi e a chiedere una seduta specialistica, rivolgendosi al reparto dedicato che si trova presso l’ospedale di Vittorio Veneto. Quando accade, la psicologa della struttura insieme all'équipe con cui lavora analizza la situazione cercando di definire il profilo clinico della persona. In seguito, il professionista che ha seguito il ragazzo o la ragazza richiede una riunione d'équipe per esprimere ciò che è emerso dagli incontri, confermando o modificando la valutazione iniziale.

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​Dall'altro lato, però, la realtà può essere molto più complicata. Spesso capita che i genitori non accettino l'aiuto esterno. Questo rifiuto può nascere dalla paura di essere giudicati dalla società o dal senso di colpa di non aver saputo proteggere il figlio. La cosa che mi ha fatto riflettere di più, emersa durante le spiegazioni dell’educatrice e delle psicologhe, è che a volte i genitori stessi stanno attraversando dei periodi difficili o hanno problemi personali, psicologici o sociali. In questi contesti, la famiglia è talmente fragile da non riuscire a vedere o a gestire il dolore del figlio, creando una barriera che rende difficile l'accesso alle cure.

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​La parte più tecnica dell'incontro ha riguardato il funzionamento del sistema sanitario e la precisa divisione tra i servizi per i minorenni (la psicologia e psichiatria adolescenziale) e quelli per i maggiorenni (la cura degli adulti).

​Ci hanno spiegato che se un ragazzo inizia ad esempio un percorso terapeutico a 16 anni all'ospedale di Vittorio Veneto, si crea ovviamente una relazione di fiducia con lo psicologo che lo segue. Tuttavia, dopo aver compiuto diciotto anni la legge prevede un cambiamento radicale, poiché si diventa legalmente adulti e non si può più restare nel reparto dedicato agli adolescenti ed è quindi necessario trasferirsi in una sede per adulti

Ma si fa eccezione per chi frequenta l'università poichè ha la possibilità di continuare le sedute fino al ritorno ad uno stato di benessere. Chi invece non prosegue gli studi universitari deve obbligatoriamente passare ai Centri di Salute Mentale dedicati agli adulti, cambiando medico ed équipe.

​Questo trasferimento è un momento delicatissimo. La psichiatra e le psicologhe hanno insistito molto sul fatto che questo passaggio non può e non deve avvenire in modo improvviso. Se si interrompe la terapia da un giorno all'altro, il ragazzo rischia di sentirsi abbandonato per poi lasciare le cure. Il trasferimento deve essere un processo graduale in cui i vecchi medici "accompagnano" il ragazzo verso i nuovi professionisti, spiegando la sua storia clinica e garantendo che il filo del percorso terapeutico non si spezzi.

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