Nato nel 1911, originario della provincia di Treviso, Aldo è sposato e padre di quattro bambini e pratica la professione di barbiere.
Al momento del primo ricovero al Sant'Artemio, avvenuto il 27 luglio 1954, l’uomo è in preda ad allucinazioni e deliri ma sembra felice di trovarsi lì: è un alcolista cronico e lui stesso ammette di avere un forte “entusiasmo” per il vino. Fin da subito mostra un certo contegno e una buona collaborazione con il personale sanitario, tant'è che viene dimesso quasi subito, tre settimane dopo. Il 9 agosto la moglie di Aldo scrive al medico curante.
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"Egregio Signor Primario
domenica sono stata in ospedale a visitare mio marito Aldo di X [comune di residenza nel trevigiano, ndr] entrato il 27 luglio e sono rimasta tanto contenta nel vederlo benissimo. Non avendo potuto parlarVi personalmente vi scrivo ringraziandovi infinitamente voi e anche il Signor Direttore per la buona cura fattagli.
Approffittando della vostra Bontà e gentilezza desidererei sapere quanto tempo ancora rimarrà per completa cura.
Sono certa che le servirà per lezzione credo che glie lo direte anche voi per spaventarlo che se rientra un altra volta non verrà più fuori
Scusandomi Dell'importunità
infiniti ossequi
C. [cognome della moglie, ndr] in G. [cognome del marito, ndr]"
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L’anno successivo, pochi giorni prima dell’inizio dell’estate, Aldo è ricoverato una seconda volta per sua volontà, poiché afferma di voler essere aiutato a superare le “tentazioni alcoliche” e perché, scrive il medico che compila il Diario Clinico, “non ce la faceva più a fare la barba al contropelo”, a causa dei tremori alle mani. Lì al Sant’Artemio è affiancato al barbiere dell’ospedale e viene dimesso qualche settimana dopo perché si dimostra piuttosto tranquillo e non presenta problemi a livello psichico. Anche in questa occasione la moglie scrive al medico curante, pregandolo che il marito sia dimesso presto.
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"Egregio Signor Professore Zanetti col presente biglietto Vi chiedo il favore di farmi sapere mio marito Aldo G, ricoverato il giorno 18 giugno, quando sarà dimesso dall'ospedale. Non avendo possibilità venire io e avvendo tanto bisogno del suo guadagno in famiglia
Vi prego sapendo che sta meglio se credete lasciarlo venire a casa domenica manderò il denaro per la Signorina G. che ogni domenica viene per visita. Scusate il modo di esprimere
Vi ringrazio e saluto con devozione
C. V. [cognome e nome della donna da nubile, ndr] in G.
Aspettando una Vostra buona parola"
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Il 22 novembre 1955 Aldo ritorna per la terza volta al Sant’Artemio: “facevo fuggire i clienti…”, riferisce al medico. Evidentemente, Aldo non ce la fa da solo a mantenersi sobrio e così fa avanti e indietro dal manicomio che, ancora a quell’epoca, è l’unica istituzione che in qualche modo (spesso fallimentare) si occupa del contrasto all’alcolismo. Anche stavolta la remissione è rapida e ben presto Aldo è dimesso in buone condizioni di salute.
Solo qualche mese dopo, il 26 marzo 1956, Aldo rientra all’ospedale. A differenza dei precedenti ricoveri, stavolta presenta problemi al fegato (un’itterite) sicuramente per l’abuso di alcol (in questa occasione i medici scrivono nel Diario Clinico che anche il volto è quello tipico di un bevitore assiduo). Viene dimesso soltanto alcuni giorni dopo, dato che il comportamento e le condizioni di salute sono rapidamente migliorati.
Il maggio dello stesso anno torna per la quinta volta al Sant’Artemio a causa della ricomparsa dei soliti sintomi da intossicazione alcolica. In questa occasione, però, a differenza dei precedenti ricoveri, si comporta in modo aggressivo. Dimostra infatti una certa tendenza alla violenza fisica, alle minacce e alle grida. Tuttavia lo stato di salute fisica rimane abbastanza buono e a seguito di un complessivo miglioramento viene dimesso dopo soli venti giorni. Anche stavolta la moglie scrive ai medici del manicomio.
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"Gentilissimi Signori
Vi chiedo quasi una carità, se potete rilasciare mio marito il barbiere Aldo ricoverato nel vostro ospedale il 9.5 (1956). Ho spiegato nelle precedenti volte la necessità che lui ha a casa per sfamare i 4 piccoli bambini che non abbiamo altro mezzo che il suo solo lavoro.
Mi ha scritto che sta bene perciò vi chiedo se potete domenica mandarlo a casa. lo accompagna la Signorina G. che è dello stesso paese viene per visita a suo fratello io non posso venire causa dei bambini.
RingraziandoVi infinitamente vi saluto
D. V."
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Come si vede, Aldo è un uomo che non riesce a togliersi il vizio di bere, al quale sta sacrificando il lavoro, l’onorabilità, l’affetto della moglie. Eppure, questa continua a reclamarlo a casa, ricovero dopo ricovero. Ancora negli anni Cinquanta in Italia molte donne non hanno una posizione lavorativa che offra loro l’autonomia economica e la relativa possibilità di sganciarsi da una relazione matrimoniale divenuta insostenibile. Nel caso della moglie di Aldo, inoltre, ci sono quattro figli ai quali badare, di cui alcuni probabilmente ancora piccoli.
Il quinto ricovero è l’ultimo. Dal giugno del 1956 Aldo non sarà più ricoverato al Sant’Artemio. Non si può ipotizzare con plausibilità che cosa sarà successo dopo. La guarigione? La morte? Il trasferimento? Il ricovero in altra struttura? Ognuna di queste opzioni può essere quella giusta.