Loretta è accolta al Sant’Artemio il 10 agosto 1946. È originaria di un piccolo paese della provincia di Treviso e ha diciannove anni. Da piccola era una bambina gracile e si ammalava spesso di bronchite; per questo, i suoi genitori, contadini, d’estate la mandavano in montagna e preferirono che imparasse il mestiere di sarta, piuttosto che mandarla a lavorare nei campi.
Al momento del ricovero, come scrive il medico che compita il Diario Clinico, Loretta presenta “uno stato maniacale intenso” con “manifestazioni assurde che destano il sospetto di una iniziale schizofrenia”. Dice cose senza senso, se interrogata risponde per assonanza, non riesce a portare a termine azioni complesse che richiedono consequenzialità e ragionamento, di notte fatica a dormire e parla ad alta voce.
I medici, sulla base anche del certificato medico di invio in manicomio compilato dal medico condotto, congetturano che la ragazza abbia cominciato a stare male a seguito di gravi preoccupazioni, forse legate al futuro e alla possibilità di prendere marito.
Passano un paio di settimane e i genitori della ragazza, tramite il loro parroco, fanno giungere una lettera al direttore Tronconi. Hanno paura che in futuro il ricovero della figlia possa essere per lei motivo di stigmatizzazione e pertanto chiedono che di esso non venga riportata alcuna informazione nei registri civili.
.
.
"Ill/mo Sig. Prof.,
A nome della famiglia Z. G. [cognome e nome del padre, ndr] da X [paese in provincia di Treviso, ndr] Le porgo i sensi della più viva riconoscenza e profonda gratitudine per le attenzioni speciali usate a favore della loro congiunta Z. Loretta e per le cure particolari avute a suo riguardo. I genitori quando hanno constatato il di Lei interessamento per la figliuola, sono stati contenti di averla condotta in codesta Casa di Cura ed hanno provato un senso di conforto e sollievo, aumentato dalla speranza di vederla completamente guarita. Voglia accettare, Ill/mo Sig. Prof., i loro più vivi ringraziamenti, che a mio mezzo Le porgono.
Contemporaneamente essi rivolgono a Lei una preghiera. Dato che per la gravità della malattia la giovanetta non potrà, probabilmente, essere licenziata prima del mese, essi pregano la S.V. Ill/ma di voler far in modo che non resti, a carico della figliuola, se è possibile, nessuna indicazione nei registri civili, che in un domani possa umiliarla nella società o minorarla. La famiglia Z. Le sarà sommamente grata se Lei potrà farle questo distinto favore, o suggerirle quello che deve fare per ottenere tale intento.
Mi è gradita la occasione per esprimerLe anche i miei sensi di riconoscenza e di stima.
Con i più deferenti ossequi mi creda
Suo Dev/mo
Don L. C."
.
.
In effetti, la degenza di Loretta non si risolve in breve tempo. A metà novembre ancora perdurano i sintomi di quella “psicosi affettiva” che le viene diagnosticata. D’intesa coi familiari, allora, si decide di procedere con gli shock cardiazolici. In un mese e mezzo ne sono praticati dodici, a intervalli di qualche giorno uno dall’altro. La cura sembra fare effetto: Loretta appare molto migliorata, tanto che il 31 dicembre 1946 è dimessa dall'ospedale psichiatrico e rimandata a casa in prova.
Due settimane dopo, a metà gennaio, il direttore Tronconi riceve una lettera da uno che si presenta come un pretendente di Loretta. Gli chiede consiglio in merito all’opportunità di frequentare e sposare la ragazza.
.
.
"Egregio Signor Professore,
forse questo mio scritto Vi giungerà inopportuno. Se non Vi disturbo e non Vi do noia, vorrei dimandarVi, con tutte le precauzioni possibili, informazioni della Sign.a Z. Loretta. Voi, come ho sentito, siete un padre di famiglia e conoscete la vita meglio di me, e quindi vorrei dimandarVi un consiglio da figliuolo per poter sapere se un giorno la Sign.a Z. può giungere fino al matrimonio e poi subirne le conseguenze senza rimanere offesa. Naturalmente Voi mi direte che non siete un Dio per conoscere il futuro, ma senza offenderVi, sempre nel limite possibile, mi fareste un grande favore se mi potete consigliare.
Vi prego di scusarmi se mi sono azzardato troppo e se sono cose che io non le dovrei sapere, tranne i famigliari o neanche loro, ma dal momento che avrei l'intenzione di andarla a trovare, se mi fate una cortesia avrei piacere di essere illuminato.
Fino ad ora gode ottima salute, ha appetito, sta bene ed è allegra.
Vi ringrazio anticipatamente, con la certezza di essere esaudito in qualche maniera per il Vostro buon cuore di padre e con la speranza di essere perdonato se ho sbagliato.
M. R."
.
.
Tronconi risponde, ovviamente, senza sbilanciarsi. Ma Loretta non sarà più ricoverata al Sant’Artemio e questo può far pensare che l’amore fra i due ragazzi, forse, sia sbocciato. Chissà. Di certo, l’affetto e l’amore guariscono tante ferite.