Ad inquadrare la situazione familiare e personale nella quale matura la crisi psichica che conduce sua moglie al Sant’Artemio è il marito di Antonietta, in un suo memoriale scritto per gli psichiatri dell’istituto trevigiano.
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"S.V. vengo con queste due rige per farvi sapere che stiamo senpre con pensiero, i banbini mi domandano senpre quando viene la mamma. io non sono buono a darmi pace, al sapere come l’anno portata via, mi l’anno presa come una assasina, mi pare a me che e spaventata dai dispiaceri il suo male e debolezza di nervi, e i reumi per esempio dal tren’tuno a avuto una bambina del trenta quatro e morta, e bruciata in chiesa alla madona delle grazie, ai quatro giugno, con tre ore di terribili sofferenze, i parenti anno avuto ancora il coraggio di dire che non e degna di stare nella tonba, perche l’a avuta co naltro, voglio dire che a avuto un dispiacere perche non l’a piu voluta e poi ne a avuto un altro, poi andarono a stracciare i fiori, e poi e andata in filanda che e anzi la che a preso le reumi, gli anno detto i parenti che no si aveva bisogno, che anche là a preso dei dispiaceri speccie cole assistenti e poi e andata a milano al servizzio e anche là l’anno caluniata che aveva fatto affari con suo padrone viene poi a casa e l’anno caluniata che andava a dormire con mio fratello e poi a avuto dispiaceri con le galline che gli fanno malegrazie e anche a portarne via, aspettano il momento oportuno per farla franca, e poi si aveva la luce assieme e anche là era delle diferenze perche lori consumavano piu di al dopio si a voluto a fare per conto nostro, abiamo domandato a l’eletricista se cera contatori e ci anno detto di no che per ora non ce nera. si aveva la un ingegnere di milano che ci anno detto di mandarmelo lui che aveva amicizia con la fabrica dei contatori e fra mezzo anno di tribolazione ce l’anno mandato, era finissimo e quando e venuto, i parenti d’accordo con l’eletricista l’anno truffato e poi si e andati nella soccietà e ci anno detto che cera qui dai parenti qui a noi ci aveva messo su un tipo brutto che faceva un sussuro del diavolo, mia moglie era indivolita con questo affare fatto sta che abiamo provato a parlare anche con la forza e non si afatto niente erano tutti d’accordo, fatto sta che quel contatore che si aveva, mia moglie non era buona di sofrirlo e si l’a fatto a portare via, con questa mia moglie l’a presa su con questi parenti che li dice senpre truffatori.
infatti mia moglie a bisogno di forza, di conforto, di pace, di rispetto non quando passa in una strada certa gente villana dicono e qui che passa la matta, avrete la pazienza di perdonare le mie gia povere parole, infatti qui l’aspettiamo a braccia aperte al piu presto sia possibile, io sono vechio, i banbini sono piccoli, anno neanche dodici anni non si vede l’ora del suo ritorno, i miei banbini sono due gemeli maschio, e femina, e saluti da
A. P."
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Come si vede, Antonietta si sente perseguitata e truffata e la rabbia cresce giorno dopo giorno; l’episodio del contatore è la goccia che fa traboccare il vaso e la segna in profondità.
È questa l’atmosfera nella quale, l’11 gennaio 1950, Antonietta è ricoverata nell’ospedale psichiatrico di Treviso. Ha 48 anni. All’ingresso, il Diario Clinico registra uno stato di eccitazione: è irrequieta, parla continuamente, sopraffatta dal continuo viavai dei suoi pensieri, dorme male. Torna continuamente a rivendicare i diritti che ritiene esserle stati negati.
Passano due settimane. Un nuovo esame non registra grandi cambiamenti: i sintomi sono pressoché invariati. Solo il sonno, lentamente, sembra trovare un ritmo più regolare.
In questi giorni di fine gennaio, arriva al primario di reparto una lettera dalla sorella di Antonietta.
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"Eg. Sig. Primario
Dal giorno 11 corrente si trova nel vostro Ospizio mia sorella Antonietta D. C. Strappata dal Amore dei suoi figli di appena 11 anni e dal Marito.
Cosa indementicabile, da una forte sena parentela distruggendo il suo propio interessi che da anni e perseguitata, e dal quale trattata da gran pazzia… invece a una gran insemenita e stupidita dai forti dispiacieri usati a chi a voluto al amore del affetto pietoso della sua amata famiglia.
Parenti infami e inpostori
e scandalosi
Nesun atto gravoso a tentato e da tutti e stata tradita inocente.
Rivolgo a voi Dottore Primario un atto generoso di affrettare ale cure che vi pare di farle essa e malta difetto forme reumatiche e a debolezza di cuore da molte infruenze trascurate da Qualche ano non a piu corso nele mestrusioni sarà neccesario forse ala provasione del Espressione del Sangue, questo spero oportuno che lo avrete già fatto.
Vi pregherei quindi di lasiare la donna libera a quanto prima più presto potete per neccessità dei propi figli che non passa giorno che implora la mama, domando pietà e atto generoso a voi per i loro figli per la neccesita, curare la propia famiglia essa ama la propia famiglia e vedersi lontana non sarà mai tranquilla.
Scusandomi della mia libertà presso voi e spero che il vostro cuore prenda amare presso le creature inocenti.
Attenderei una risposta rifonderò la spesa ala nostra venuta per me
Con tanti ossequi mi firmo M. D. C."
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Durante il ricovero, Antonietta è sottoposta a narcoanalisi psicoterapeutica e sotto l’effetto della cura riesce a raccontare meglio ciò che prova, a dare forma ai suoi disturbi. Parla soprattutto di sensazioni fisiche, difficili da spiegare: dice di sentire come un’elettricità che parte dal contatore della luce, entra nella sua testa e si diffonde in tutto il corpo. Il legame con ciò che è accaduto poco prima del ricovero è evidente. Quel contatore, quel rumore insopportabile, quella sensazione di essere stata ingannata: tutto sembra riemergere durante i colloqui terapeutici.
Meno di un mese dopo, il 14 febbraio 1950, la donna è dimessa in prova, leggermente migliorata, su richiesta dei familiari.
Da casa, il 5 aprile 1950, Antonietta scrive una lettera al direttore Tronconi. Lo aggiorna sul suo stato di salute, esprime preoccupazione per la sua famiglia e accusa i parenti del marito di averla perseguitata e fatta soffrire, protestando che siano loro a pagare le spese ospedaliere. Rivendicazioni di un’anima ferita.
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"Egg. Signor Direttore,
E gia diversso tempo che ò l’intensione di scriverle e mai mi o deciso. Ora voglio farli sapere come mi trovo riguarda la mia salute. Appena uscita ne ò sofferto molto con quella inezione fatto il giorno 11 gennaio che ben 30 notti non o potuto dormire ora sto abbastanza bene nonostante le preoccupazioni dela mia propria famiglia che anno sofferto molto per me specie mia mamma e bambini Pensare che quella sera che mi a condotto da loro mi volevo morta, o al manicomio o occisa con il fucile. Volevano comettere un delito versso di me e sarebbe ben giusto che la spesa ospedaliera sia sborsata da loro per una lezione e così penserebbero una buona volta per il loro conto. Perhè anchi il giorno d’oggi mi perseguitano e mi burlano come prima sarebbe ben giusta che pagassero le spese così deliti non ne cometerebbero più. L’invio i migliori auguri di Buone feste di Pasquali.
Esti saluti.
Antonietta D. C."
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Sulla stesso foglio di carta da lettere aggiunge il suo messaggio anche la sorella di Antonietta, schierandosi dalla sua parte.
"Egg. Sg.r Direttore,
Come vedete mia sorella Antonietta a voluto dare sue notizie potete giudicare da qui se fetivamente è amalata di Cervello come lanno trattata i parenti di suo marito, Bensi col nome di mio zio ci trattano, e le conseguenze? Quante e quante prevocazione che minacciano contro mia sorella ancorra non è il caso di mettere a posto le autorità competente che faciano il suo vero dovere frenare e educare?, abbiamo soferto abbastansa e purtroppo mia sorella non sà tutto quello che li fà dietro a lei! suo marito e tranquillo per la Antonietta non è il caso sorveliarla come la minacciano come chi à voluto e voleva commettere omicidio., Dio non a permesso a quela misera famiglia. Voi lo potete giudicare come l’anno compagnata al vostro Ospisio! e necessario che voi ponete pagamento Ospizio ai parenti di mia sorella e cosi impara, pensare per la sua propria familia e non ala Rovina di altrui e tutti noi proclamano di poca importanza. In Voi lasio il massimo Vostro Dovere con Distinti Saluti
Buona Pasqua da famiglia D. C.
mia sorella non beve vino come li assasini parenti."
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Subito dopo la dimissione, dunque, il clima familiare è ancora molto teso e le osservazioni di Antonietta (e anche della sorella) appaiono avvelenate dal sospetto e dal rancore. Alcuni anni dopo – è il documento più recente contenuto in cartella clinica a testimoniarlo – la situazione sembra migliorata e il direttore Tronconi, dopo una visita di controllo eseguita a metà degli anni Cinquanta, propone il licenziamento definitivo dal manicomio: Antonietta è riconosciuta guarita del tutto e riacquista i suoi diritti.